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La leggenda arancione di Brian O‘Conner
Il primo impatto è quello che ogni collezionista desidera: peso importante, parti apribili e una quantità di dettagli che invita a prendere il modello e osservarlo da ogni angolazione. La Toyota Supra è probabilmente una delle auto cinematografiche più riconoscibili degli ultimi venticinque anni. Quel vistoso arancione metallizzato, accompagnato dalle immancabili grafiche, continua ancora oggi a dividere gli appassionati tra chi la considera un capolavoro e chi un eccesso tipicamente figlio del cinema dei primi anni 2000. Modello eccellente soprattutto nelle proporzioni, uno degli aspetti più difficili da interpretare su un’auto così elaborata. Il frontale basso, le minigonne pronunciate, il grande alettone posteriore e l’assetto estremamente ribassato replicano esattamente l’esemplare cinematografico. Ma è aprendo cofano, portiere e bagagliaio che il modello dimostra ancor più personalità. Il vano motore è uno spettacolo tecnico, ricco di componenti, tubazioni e finiture che danno la sensazione di osservare una vera elaborazione in scala. Gli interni sono altrettanto curati, con i caratteristici sedili bicolore blu e nero, la strumentazione supplementare e tutti quei piccoli elementi che rendono immediatamente riconoscibile la vettura guidata da Brian O’Conner. Il bagagliaio ospita, come da copione, le bombole del NOS e la relativa struttura di supporto. La parte del tetto, inclusa nella confezione, offre ulteriori combinazioni espositive e dimostra quanta attenzione sia stata dedicata a ogni singolo particolare.
La forza bruta di Dominic Toretto
Se la Supra rappresenta il volto colorato e spettacolare del film, la Dodge Charger di Dominic Toretto incarna invece il lato più brutale. La Charger è un monumento alla potenza americana. Il gigantesco motore che emerge dal cofano è il dettaglio che ha contribuito a trasformare questa vettura in una protagonista hollywoodiana. La carrozzeria nera lucida esalta le forme muscle della vettura e trasmette una sensazione di solidità impressionante già a prima vista. Niente colori sgargianti o adesivi appariscenti: tutto ruota attorno alla sostanza. Aprendo il cofano si scopre un insieme di componenti meccaniche straordinariamente dettagliate per la felicità dei collezionisti più esigenti. L’abitacolo segue la stessa filosofia con una cura costruttiva che rende il modello credibile da qualunque prospettiva. Esposte una accanto all’altra raccontano due mondi automobilistici che si sfidano e si completano allo stesso tempo. Da una parte la precisione e la modernità giapponese, dall’altra la forza bruta americana. Distribuite in Italia da EmmeModels, andranno al pubblico a 260 euro l’una, un importo equo considerando la qualità del costruttore, i costi di licenza e la futura rivalutazione.


