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Anni irripetibili
Quello tra gli anni 60 e 80, dicevamo, è stato un periodo assai fecondo in termini di innovazione tecnologica in F.1, oltre che di epici duelli tra i “garagisti“ britannici, che andavano e venivano, e la Ferrari, che invece è sempre stata presente in gara. Con strutture leggere, telai rivoluzionari e una notevole rapidità nel cambiare i progetti, questi team indipendenti hanno messo più volte in discussione e sconfitto la Casa di Maranello. La spettacolare mostra, mai vista in Italia, si apre con la Ferrari 246 (1958), ultima monoposto vincente con il motore anteriore, e la Cooper T51, prima inglese a primeggiare invece (con Jack Brabham) a fine anni 50 con il propulsore montato alle spalle del pilota. La rassegna continua con la Ferrari 156 (1963), cui si affiancano la Brabham BT24 (1968) e la Cooper-Maserati T81 (1966). Ma il meglio deve ancora arrivare.
Livree incantevoli
Si passa così dalla March 701 (1970) ex Ronnie Peterson alla longeva Lotus 72D, campione del mondo 1972 con Emerson Fittipaldi nella sua stupenda livrea nera John Player Special, e alla 56B (1971) a turbina, un pezzo rarissimo e tecnicamente incredibile, che corse alla 500 Miglia di Indianapolis e in F.1. A proposito di livree speciali e iconiche, si segnalano la March 761 (1976) arancione “Beta utensili”, la blu Tyrrell 005 (1973) dell’ultimo mondiale Piloti di Jackie Stewart, la McLaren M23 (1976), iridata con Fittipaldi e James Hunt (campione nel 1976 dopo un’acerrima lotta col ferrarista Niki Lauda). Altro gioiello, la Brabham BT45 (1977) a motore boxer 12 Alfa Romeo, un “incubo” per il Drake, perché mossa dal propulsore progettato dall’ingegner Carlo Chiti, a inizio anni 60 transfuga dal Cavallino. Un’altra grande chicca è rappresentata dalla Lotus 88B (1981) “doppio telaio”, che non ha mai corso in F.1 e che da noi è un Ufo. Seguono le meravigliose Williams-Ford FW07 (1981), vincente a cavallo degli anni 70, la Arrows A1 Mk2 (1979) e la Brabham-BMW BT54 (1985), ultima progettata da Gordon Murray a vincere un GP di F.1. Senza dimenticare un’altra “perla” a sei ruote: non la Tyrrell P34, ma la March 2-4-0 (1977), un prototipo che aveva il retrotreno a due assi motrici. Chiudiamo – si fa per dire – con la McLaren MP4/5 (1989), campione con Alain Prost, mentre il cerchio si chiude con la Ferrari F1 89 (1989), progettata in Inghilterra (!) da John Barnard e prima a portare in gara il cambio semiautomatico elettroattuato con comandi al volante, presente anche sulle F.1 di oggi.
Scatti d’autore e caschi di valore
La mostra al Mauto però, non offre solo monoposto stupende, ma pure una speciale forma d’arte, come quella fotografica, a opera di Rainer W. Schlegelmilch: presente in F.1 fin dall’inizio degli anni 60, “RWS” è stato uno dei grandi dell’obiettivo da corsa e ha immortalato i più bei momenti degli anni d’oro delle corse, che potrete ammirare a Torino in uno scenografico allestimento “bifronte”. Ma da non perdere c’è anche una spettacolare selezione di caschi e tute di piloti. Beh, l’avete capito, abbiamo fatto fatica a uscire dal Mauto. Ora tocca a voi.


