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Non diversa, ma migliore
Progetto 109, sufficientemente in sinergia con la 4CV per arginare gli sperperi, ma che andava a migliorare abitabilità, comodità, prestazioni e facilità di stampaggio della carrozzeria. Nel 1952, i primi test su strada si dimostrarono discreti, ma fu subito compreso che per rimanere all’altezza della concorrenza, il 747 cm³ della “motte de beurre” andava rialesato (845 cm³, 26 CV contro 21) per migliorarne le prestazioni. Doveva anche essere più vezzosa e frizzante, quindi la Carrozzeria Ghia si occupò di migliorare ove possibile le sue forme, e venne scritturata Paule Marrot, nota designer dell’epoca, per un “tocco femminile” chic alla gamma colori e agli accostamenti della tappezzeria. Un’altra cena, manco a dirlo, risolse il rompicapo del nome per la vettura, inizialmente ipotizzato in “Corvette” e prontamente deriso, paragonandola all’omonima Chevrolet: il direttore della banca Crédit Lyonnais e membro del CDA Renault, al tavolo con i dirigenti della Régie, disse che “se la 4CV è la nostra regina di vendite, allora la nuova vettura non può essere che la sua delfina“, cioè Dauphine. Nel 1955, furono pronti i primi lotti di esemplari preserie da sottoporre alla stampa.
Un vero punto fermo
Nonostante la morte prematura per incidente stradale di Pierre Lefaucheux, l’inizio della produzione non poteva essere posticipato. Per tenere a bada i detrattori della sua linea e della ripartizione dei pesi, troppo gravante al retrotreno, verranno apportate diverse modifiche alle sospensioni e al pianale, coadiuvate da sessioni di prove di resistenza in tutta Europa. L’apprezzamento del pubblico per la Dauphine si fece subito sostenuto, come auspicato dal piano di espansione perseguito dalla Régie, esportando la vettura anche in Nord e Sud America, Asia e costruendola anche in Belgio, Spagna (Valladolid, dalla FASA-Renault) e in Italia dall’Alfa Romeo. Declinata anche nella più ricca Ondine per chi voleva sentirsi sciccoso, e nell’aggressiva e vincente versione elaborata Gordini per chi desiderava essere asso del volante con budget più che ragionevole, la Dauphine tenne banco fino al 1967 (e fino al 1970 in Argentina), rimanendo una delle auto più amate nel mercato d’Oltralpe, ancora oggi a lei molto affezionato. A tal punto che nemmeno la sostituta Renault 8 riuscirà a superarne il record di vendite: 2 milioni e 150 mila contro poco più della metà.


