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Saliscendi e rettilineo tra le vestigia di Roma Imperiale
Il circuito era lungo quasi 3,5 chilometri e si snodava, manco a dirlo, nell’affascinante scenario della “passeggiata archeologica” – che abbraccia le monumentali Terme realizzate tra il 212 ed il 217 d.C. per volere dell’imperatore Caracalla – tra un generoso rettilineo, saliscendi e curve a gomito che mettevano a dura prova la meccanica delle auto.
Pronti per l’anniversario del 2027
L’iniziativa si deve all’intuito e alla passione di Francesco Congiu, presidente del circolo romano “La Manovella”, e di Riccardo Sciullo, presidente dell’Associazione culturale “Scuderia dell’AutoNobile”. L’obiettivo dei due appassionati – rilanciare con una rievocazione storica il Circuito di Caracalla in vista dell’80esimo del 2027 – ha suscitato interesse e ottenuto il patrocinio dell’Assessorato ai Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda di Roma Capitale, dell’Automobile Club Roma, dell’Asi Automotoclub Storico d’Italia, della FIVA Federation Internationale Vehicules Anciens, di Anci Città dei Motori e della Fondazione Nicola Bulgari. Partner dell’evento è stata la Giolitti Auto d’Epoca.
Circa 40 auto, dal 1930 al 1992
Il coraggio degli organizzatori è stato premiato e l’evento di ieri non è stato una mera prova generale per l’anniversario che cadrà nel 2027. Tra le iscritte – dalla Ford A Spider del 1930 alla Lancia Delta Evo del 1992 – figuravano 13 Lancia, 7 Alfa Romeo, 6 Fiat. E poi, Austin, Cisitalia, Ford, MG, Packard, solo per citarne alcune. Non potevano mancare le Ferrari, ovviamente. Affascinante il trait d’union tra due “Berlinetta” della casa di Maranello: su strada, una Ferrari 250 GT Berlinetta a passo corto, la SWB, ha bruciato l’asfalto con l’entusiasmo di una sportiva purosangue; nell’esposizione statica, una F355 Berlinetta del 1996, di proprietà di Parisi Classic Auto, con cambio manuale e in fiammante Rosso Ferrari, ha affascinato la platea. Anche la safety car era del Cavallino Rampante: una Mondial T Cabriolet del 1990.
Già due primedonne sul Circuito
Reginette simboliche della giornata sono state l’Alfa Romeo 6C 1750 Gran Sport Spider Aprile e la Cisitalia 202 Sport Mille Miglia “Spyder Nuvolari”. L’Alfa 6C 1750 è del 1931 e fu originariamente concepita e carrozzata come spider da Zagato. Nel 1938, la vettura fu del tutto ridisegnata dal carrozziere savonese Giuseppe Aprile in collaborazione con il celebre designer Mario Revelli di Beaumont, dando vita a un esemplare unico. La vettura, appartenente alla Collezione Lopresto, porta in dote un Best in Class a Pebble Beach, nel 2012, e tre Best in Show: a Villa Erba nel 2014 e due volte alla 1000 Miglia, nel 2018 e 2019. La Cisitalia è legata all’impresa compiuta da Tazio Nuvolari al volante della vettura nella 1000 Miglia del 1947. Colto da un violento temporale nei pressi di Asti, mentre era al comando della Freccia Rossa, il mantovano volante fu costretto a fermarsi per un corto circuito allo spinterogeno. Asciugati i componenti, ripartì e, nonostante il guasto, riuscì a tagliare il traguardo a Brescia in seconda posizione assoluta e primo della sua categoria. Sulla scia di quell’impresa, nell’ottobre del 1947 Piero Dusio, il fondatore della Cisitalia, scrisse al pilota per chiedergli il permesso di ribattezzare ufficialmente l’auto. Da allora, la Cisitalia 202 SMM divenne la “Spyder Nuvolari”.
Preziosismi tecnici e capolavori di design
Tra le più apprezzate che hanno inanellato una decina di giri del Circuito, la Siata Daina Sport del 1952. La vettura, concepita per le competizioni su strada, aveva due leve del cambio “per spezzare le marce”, una soluzione particolarmente utile nelle gare in salita. Di poco più giovani, due splendide icone dell’eleganza di casa Lancia: un’Aurelia B24S Convertibile del 1957 in verde chiaro e una Flaminia 2500 Coupé Pininfarina del 1962 in blu che hanno fatto bella mostra di sé nell’esposizione statica.
Con un occhio alle realtà del territorio
Tra le curiosità, la A.R.S. U1: un pezzo unico ideato e progettato all’inizio degli anni 60 da Giulio Pasquali Coluzzi, un ingegnere di Carpineto Romano. Carrozzata dalle Officine Patriarca, si avvaleva della meccanica realizzata dai Fratelli Giannini il cui cuore era un motore da 1500 cm³ in grado di sviluppare 130 CV che consentivano alla vettura di raggiungere i 210 km/h.
L’apprezzamento del pubblico
Oltre che da una fantastica giornata di sole, l’iniziativa è stata premiata da una ricca presenza lungo le transenne dell’esposizione statica e del circuito, regalando a Congiu e Sciullo anche la soddisfazione dell’apprezzamento del pubblico romano. Un ottimo viatico per la rievocazione storica dell’ottantesimo anniversario, nel 2027.


