
i 40 anni della Lancia “Thema Ferrari”
23 Aprile 2026
Alto Adriatico Motori d’Epoca 2026, programma ed eventi
25 Aprile 2026

Targata Milano e auto “stampa” ufficiale
Come facciamo a essere sicuri che sia proprio la stessa vettura del parco stampa Peugeot Italia che fu battezzata tra i cordoli della nostra pista di Vairano? Ad aiutarci sono gli esperti di RM Sotheby’s, incaricati di trovare un nuovo proprietario a una delle più ambite tra le “homologation special”, come le definiscono gli anglosassoni. Il numero di telaio VF3741R76E5100152 corrisponde infatti alla prima immatricolazione con targa MI 64806W e, come indicato nell’annuncio pubblicato sul sito della casa d’aste inglese, tutti i documenti sono lì a confermarlo, con la benedizione dell’Aci. Al tempo Capelli era un giovane (21 anni) e promettente pilota, fresco di trionfo nel campionato europeo di Formula 3 dopo aver dominato quello italiano con la Scuderia Coloni (9 vittorie su 13 gare). Insomma, la persona più adatta per mettere alla prova la più speciale tra tutte le Peugeot 205.
Il test di Capelli
Ma gli era piaciuta? Rileggiamo le sue parole: «È una vettura facile e sincera. Si guida con piacere dato che nelle curve veloci l’effetto della trazione integrale è poco evidente; la tendenza in tali condizioni è nettamente sovrasterzante, data la notevole potenza e la maggiore ripartizione della motricità sull’asse posteriore». Sia ben chiaro, facile per uno come lui, visto che si sta comunque parlando di una vettura di soli 1.145 kg, spinta da un quattro cilindri in linea bialbero di quasi 1.8 litri con testata a 16 valvole, sovralimentato con un turbocompressore KKK a 0,7 bar per 200 CV e uno 0-100 km/h in poco più di 6 secondi. Capelli inoltre aveva apprezzato molto il cambio, «mi è piaciuto moltissimo: è veramente da “formula”. Ha una manovrabilità eccezionale, una ridotta escursione della leva e innesti precisissimi. È talmente sensibile che, come in quelli da corsa, si sente addirittura l’ingranaggio». Il difetto maggiore invece, secondo il pilota milanese, erano le sospensioni, sorprendentemente troppo morbide, «per cui tende a scaricare tutta la potenza sull’asse posteriore e di conseguenza alleggerisce l’avantreno: ciò, specie in velocità, crea qualche problema con lo sterzo poiché – presumo anche a causa della trazione sull’asse anteriore – s’innescano lievi oscillazioni. Ritengo che regolazioni più dure e “corsaiole”, nel vero senso della parola, eliminerebbero tale difetto».
Dall’Italia all’Inghilterra, sempre trattata con cura
Esaurita la disamina tecnica di Ivan Capelli, torniamo all’esemplare in questione: sebbene non si conoscano i dettagli degli anni successivi alla sua storia in Italia, quello che risulta dai documenti è che nel 2015 la vettura ha ricevuto un importante tagliando da R3-Rally Racing Rent di Vezano Sul Crostolo, a Reggio Emilia, che ha incluso la sostituzione degli ammortizzatori, dei freni e del servofreno. L’anno successivo è stata importata nel Regno Unito e nel 2017 è stata acquistata dall’attuale proprietario, utilizzata con parsimonia ma con lodevole regolarità, come dimostrato dai MoT (i certificati di revisione inglesi), l’ultimo dei quali risalente a marzo. Risale a circa un mese fa anche l’ultimo check-up meccanico costato circa 14.500 sterline (16.600 euro), con le fatture allegate nel fascicolo storico della vettura. Al momento della catalogazione, il contachilometri segnava poco più di 12.500 km. Sarebbe bello se un collezionista italiano la riportasse in patria – e magari l’affidasse a noi di Ruoteclassiche per un servizio celebrativo – ma, come tutte le Gruppo B stradali dell’epoca, ormai i prezzi sono schizzati alle stelle, e la tendenza è verso ulteriori rialzi; quindi, è un’impresa riservata a pochi fortunati. Nel caso, noi la aspetteremmo a braccia aperte a Vairano, per un revival emozionante.


