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Una piuma
Prototipo “Zero A”, un omaggio all’omonima Fiat Zero del 1912 e A, appunto, di Aviazione; una due posti minuta ma completa: motore 4 cilindri a valvole laterali (per ridurre l’altezza), 569 cm³ e 13 CV, a sbalzo oltre l’asse anteriore, con il radiatore posizionato dietro anziché davanti. Avantreno indipendente, balestre posteriori a quarto d’ellisse anziché semiellittiche, per motivi di peso. Motore, trasmissione, basamento e telaio, progettati per consentire alla vettura di evolvere in una variante a trazione anteriore senza modifiche sostanziali: Fessia, Zerbi e Giacosa erano convinti che la soluzione proposta tre anni prima da Lardone fosse la migliore, ma dovettero sottostare al veto del senatore. Niente pompe: l’acqua calda saliva naturalmente in un radiatore, il carburatore era alimentato per gravità. La lubrificazione era a sbattimento, la pompa dell’olio controllava il flusso ma non pressurizzava il fluido. Degli pneumatici da 15 pollici non si erano mai visti sul mercato, prodotti su misura dalla Pirelli. Il prototipo entrò in azione il 7 ottobre 1934, completando un anello da Torino al Canavese, per poi buttarsi nell’autostrada Torino-Milano, con Giacosa e Fessia a bordo. Dall’asfalto alle strade sterrate, con punte superiori agli 80 km/h.
Famiglia di roditori
Dopo la prima “balestra corta” sia a tetto metallico che Trasformabile (giugno 1936-1938), vengono allungate le sospensioni posteriori per unificarla alla versione commerciale. Nel dopoguerra la produzione riprende con la stessa versione, solamente rinfrescata a basso costo nei parafanghi, ora in tinta carrozzeria anziché invariabilmente neri (500A). Nel 1948 arriva la 500B: esternamente cambiano solo i ganci del cofano e poco altro, ma il motore diventa più prestante grazie alle nuove valvole in testa. Alla berlinetta si affianca anche la nuova Giardiniera con le fiancate di masonite, costruita nel Reparto Carrozzerie Speciali. L’anno successivo, la 500C è stavolta totalmente rinnovata esteticamente e pressoché invariata di meccanica, ed è la Topolino sicuramente più diffusa e meno impegnativa. Fino al 1952 la Giardiniera mantiene lo stile “woody” anche col nuovo frontale, a partire da quell’anno e fino al 1955 la più economica Belvedere interamente metallica è l’ultima Topolino a uscire di scena.


