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Candida e limpida
Pulitissima, senza decorazioni. Non a caso, il prototipo esposto nel marzo 1971 al Salone dell’Automobile di Ginevra era di colore bianco panna, per fare risaltare ulteriormente l’effetto e consentire di apprezzare certe sue avanguardie come l’inedito frontale, circondato lungo tutto il suo perimetro da un audace anello di poliuretano che fungeva da paraurti integrato, all’interno del quale erano alloggiati i gruppi ottici secondari quadrati (i principali erano pop-up). Il cofano motore, solcato da due vistosi tagli destinati alla ventilazione del propulsore, si concludeva con un labbro lievemente rialzato che fungeva da convogliatore dell’aria verso il parabrezza. Altrove la GTC4 mostrava linee morbide e sinuose, nei parafanghi anteriori che si fondevano con la fiancata a diedro, nella linea di cintura bassa e contrassegnata dal taglio asimmetrico dei passaruota, che poi risaliva gradualmente verso la parte posteriore, mettendo in luce un volume compatto e perfettamente raccordato con il padiglione, con un posteriore tronco ma non sciatto.
Incompresa o incomprensibile?
Certo, non ebbe vita facile con una sorella superstar, e le vendite ne risentirono, complici anche i primi venti di crisi benché, quelli, non fecero favoritismi e sconti a nessuno. Più analiticamente, la 365 GTC4 faticò a imporre chiaramente il suo posizionamento nella gamma: l’idea era quella di riproporre un dualismo già sperimentato con la 275 GTB (che la Daytona sostituì) e la 330 GTC, entrambe a due posti secchi, ma la prima sportivissima e la seconda più da gran viaggio. Stavolta, però, una così netta distinzione estetica e d’uso mancava. Così le due 365, entrambe fastback, si sovrapponevano eccessivamente, senza che la GTC4 offrisse molto più spazio della GTB4. Chi veramente necessitava di 4 posti veri, optava per le 2+2. Dunque, la GTC4 rimase un jet per signori un po’ snob alla ricerca di assoluta distinzione, oscura e meno maschia, annegata nelle raffinatezze estetiche della parte più glamour e meno industriale del design anni 70, senza disdegnare certe avvolgenti rotondità delle GT anni 50, paragonabile a una Maserati Ghibli o, meglio ancora, all’Aston Martin DBS V8.


