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Metallo “veloce”
La carrozzeria, in un rosso lucido e pieno, è realizzata alla perfezione ed è liscia come una goccia d’acqua. L’avantreno è un capolavoro di pulizia aerodinamica: fari carenati sotto cupole trasparenti perfettamente profilate e prese d’aria ben dimensionate, con la grande targa bianca e il numero 21 che troneggia al centro del cofano, millimetricamente calibrata nella dimensione. Il profilo laterale e le bombature dei passaruota sono riprodotti con una modellazione che riesce a trasmettere quella tensione muscolare tipica delle sport prototipo degli anni 60. La coda presenta le grandi griglie posteriori, con un dettaglio sorprendente: la trama del metallo, la targa adesiva “Prova MO-86” e persino i doppi scarichi che emergono come cannoni di un galeone. Da apprezzare la cura per la fanaleria: i piccoli elementi circolari, incastonati nella coda, sono resi con trasparenze nette e un montaggio impeccabile. Le ruote, con cerchi dorati e pneumatici a spalla alta, sono una delizia per l’occhio del collezionista. Ogni componente è riprodotto con una precisione quasi orafa.
Maneggiare con cura
Se l’esterno è un monumento alla velocità, l’interno è un manifesto della funzionalità. La P3 non aveva superfluo, e questo modello lo conferma. Il grande parabrezza in plexiglass lascia intravedere un abitacolo stretto, quasi inabitabile. La plancia è completamente nera, con strumenti di ottima qualità grafica, e il volante è ben proporzionato, con la corona riprodotta con una finitura opaca che simula il materiale dell’epoca. Il sedile è tra gli elementi più affascinanti: la trama verticale, rossa, con scanalature profonde e regolari, dà l’impressione di un cockpit artigianale. Stessa fattura per il tunnel centrale e la leva del cambio: pochi elementi, ma incisi con personalità. Anche la pedaliera, sebbene poco visibile senza una luce diretta, è completa e proporzionata. Attenzione all’entusiasmo: nell’estrarre dalla confezione la P3, occorre prestare molta attenzione alle piccole appendici aerodinamiche anteriori e posteriori. Sono la parte più fragile del modello. È un modello che, anche se surclassata dalle Ford GT40 nella storica Le Mans del 1966, merita una vetrina dedicata, possibilmente illuminata lateralmente e per far sì che le curve e le superfici giochino con la luce come una scultura dinamica. Per una delle Ferrari più belle e più “da corsa” mai realizzate, il prezzo sul sito del produttore (carmodel.com) è di 179 €. Per un’accoppiata perfetta, oltre alla numero 21 presente in galleria pilotata da Bandini e Guichet, è disponibile allo stesso prezzo la numero 20 dell’equipaggio Scarfiotti-Parkes.


