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Fumagalli, Colombo, una pazza idea
Hanno da poco tolto i teli che la coprono quando Marco Fumagalli si presenta e, come un fiume in piena, mi racconta il perché e il per come di questa sorta di modellino in scala 1:1 che ha pazientemente costruito da zero nel giro di soli due anni insieme al suo fidato compagno Massimo Pollini. Manca all’appello un altro nome, che è poi quello alla base di tutta questa avventura che aveva l’ambizione di portare sui circuiti del Mondiale di Formula 1 una monoposto tutta “Made in Brianza”: Alberto Colombo. Pilota di discreto successo, con un titolo italiano di Formula 3 nel 1974, numerose esperienze in Formula 2 a livello internazionale e secondo dietro Riccardo Patrese nel campionato italiano, dopo aver brevemente assaggiato (senza purtroppo riuscire mai a qualificarsi) la Formula 1, partorì nei primi anni 80 la pazza idea di dare vita a un team, dove sarebbe stato sia patron che pilota.
Un progetto sulla carta
Spostiamoci ai giorni nostri e tra Varedo, Inverigo e gli infiniti paesini brianzoli, dopo aver recuperato un faldone di disegni tecnici e la monoscocca originaria – unico pezzo esistente del progetto “Riviera” – che si trovava nella cantina di Paolo Barzaghi, si decide di costruire la monoposto che non era mai stata costruita. Bisogna però fare un po’ d’ordine: Barzaghi è un imprenditore del ramo tessile che, con la società Riviera Spa distribuiva in Italia il marchio di abbigliamento sportivo Le Coq Sportif e insieme a Cesare Guidi, “farmacista volante” sono le due figure chiave. Guidi si occupa di gestire i rapporti con la Willi Kauhsen Racing Team dalla quale erano stati acquistati scocche, gomme e motori della stagione precedente e soprattutto di trattare con Bernie Ecclestone, le cui esose richieste affondano però sul nascere il progetto.
Ricostruita con pazienza, pronta a correre
Dopo oltre 40 anni la scintilla si riaccende quasi per caso, da una serie di incontri tra il fortuito e il provvidenziale ed è così che, grazie all’esperienza della Protech – una vera factory in grado di restaurare qualsiasi auto da competizione, vedi la Theodore TR/1 del 78 di Cheever realizzata nel 2016 – Pollini e Fumagalli, con la benedizione di Colombo, mettono insieme (anzi prima costruiscono) i pezzi di questo puzzle, dando vita ad una Formula 1 che non era mai nata. Purtroppo Colombo non ha fatto in tempo a vedere il suo sogno realizzato, ma Marco Fumagalli è motivatissimo a portarla in pista. Ha anche dovuto modificare la posizione del cambio perché lui, rispetto a Colombo, è molto più alto, ma sono quisquilie, così come il baffo anteriore ancora da costruire e l’ala posteriore non esattamente come dovrebbe essere.
Pronta per la pista
L’importante è che la “Riviera” è marciante e aspetta solo di essere omologata, cosa più facile a dirsi che a farsi. “Male che vada mi farò invitare agli eventi, non vedo l’ora di guidarla”, ci confessa ridacchiando Marco, il cui entusiasmo è pari all’abilità con la quale ha portato a termine questa vera impresa. La Formula 1 brianzola è pronta a rombare agli eventi dedicati alle monoposto storiche: non sfigurerà e soprattutto sarà testimone in pista di una storia a lieto fine.


