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La leggerezza come obiettivo
Fin dagli esordi Bianchi Anderloni affrontò con priorità i problemi di peso, rumorosità e durata della carrozzeria. Adottò su licenza (per la Lombardia) il sistema ideato dal francese Charles Torres Weymann, che prevedeva un telaio di legno rivestito da teli flessibili di pegamoide, fissati tramite tamponi di gomma e incastri che riducevano vibrazioni e rumori. Con questo sistema, negli anni 30, realizzò vetture di prestigio su autotelai Isotta-Fraschini 8A, 8B e Alfa Romeo 6C 1500 Sport e 6C 1750, ma già alla fine degli anni 20, per ovviare agli alti costi e alla fragilità nel tempo della costruzione, fu brevettata la carrozzeria detta “semirigida”, composta dalla parte bassa di lamiera e dal padiglione tipo Weymann.
Padiglioni curvi e stile “Flying Star”
Nel 1931 debuttò lo stile “Flying Star”, vincitore ai concorsi di Genova-Nervi e Villa d’Este, che riformò i canoni estetici dell’epoca: la linea di cintura discendente, evidenziata da un fregio cromato, slanciava il profilo verso il posteriore accentuandone il dinamismo. Ne furono esempi iconici l’Isotta-Fraschini 8A Flying Star e Alfa Romeo 6C 1750 Flying Star. In parallelo, l’introduzione di montanti e padiglioni fortemente curvi anticipò le future linee aerodinamiche, come nelle Alfa Romeo 6C 1750 GT e GTC dei primi anni 30.
“Superleggera” e aerodinamica
Con l’affermarsi delle strutture interamente metalliche, Bianchi Anderloni sviluppò con i suoi collaboratori la costruzione Superleggera: una struttura reticolare di tubi d’acciaio a sezione ridotta, saldati tra loro e rivestiti da pannelli di alluminio. Messa a punto tra il 1935 e il 1936, esordì nel 1937 sull’Alfa Romeo 6C 2300 B che arrivò quarta assoluta alla Mille Miglia. Il sistema consentì forme affusolate e aerodinamiche come quelle realizzate su autotelai Alfa Romeo 6C 2300, 6C 2500, 8C 2900 B, Fiat 1500 C e 2800 e Lancia Aprilia.
Tra “barchette” e “sgusci”
Nel 1948 esordì la tipologia Barchetta (così definita dal giornalista Giovanni Canestrini), presentata sulla Ferrari 166 MM; una forma essenziale per le massime prestazioni in gara che farà scuola. Altra pietra miliare si ebbe nel 1949 con l’Alfa Romeo 6C 2500 SS “Villa d’Este”, vincente al famoso concorso: le profonde scanalature anteriori e posteriori, gli sgusci sopra i passaruota e l’abitacolo basso trovarono qui la massima espressione diventando una firma del Carrozziere.
Dalla “Disco Volante” all’essenzialità di Federico Formenti
Nel 1952 fu la volta della futuristica Alfa Romeo 1900 C52 “Disco Volante” con l’intento, da parte dell’Alfa Romeo, di partecipare alle gare di categoria Sport con una vettura aerodinamica e leggera. Negli anni 50 e 60, lo stile evolse verso un’eleganza essenziale, dando vita a capolavori come Alfa Romeo 1900 Super Sprint, Maserati 3500 GT, Lancia Flaminia GT e Aston Martin DB5. Una storia di capolavori ancora oggi ineguagliabili, possibili grazie all’intuito di Felice Bianchi Anderloni e di preziosi collaboratori come Belli, Seregni e Formenti.


