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La super Porsche del nuovo millennio
La Carrera GT – presentata nel 2003 – ha rappresentato il vertice tecnologico della produzione di Zuffenhausen dell’inizio del nuovo millennio, incarnando una visione quasi pura dell’ingegneria sportiva: telaio monoscocca di carbonio, motore centrale di derivazione agonistica, nessuna concessione al superfluo. All’epoca del debutto era una delle vetture di serie più veloci al mondo, capace di 330 km/h grazie al V10 aspirato da 5,7 litri e 612 CV, sviluppato inizialmente per la 24 Ore di Le Mans e adattato all’uso stradale. Il tutto a fronte di una massa di soli 1.380 kg: numeri che raccontano una filosofia, prima ancora che una prestazione.
Completamente rifatta e con una livrea leggendaria
Il desiderio di Gómez ha preso forma attraverso il programma Factory Re-Commission: non un semplice restauro, ma una vera e propria rinascita tecnica e stilistica. La vettura infatti viene completamente smontata, così come il motore, revisionato in ogni componente, con addirittura le parti di carbonio ricondizionate, fino a riportare l’auto a una condizione certificata “zero chilometri”. Una procedura che solo la Casa madre può permettersi, e che assume un valore quasi filologico. Ma in questo caso specifico è sul piano estetico che il progetto assume una dimensione evocativa: la livrea rossa e bianca è infatti una rivisitazione di quella – conosciuta come “Salzburg Design” – che nel 1970 accompagnò la 917 numero 23 di Hans Herrmann e Richard Attwood alla prima vittoria assoluta a Le Mans. Sicuramente un look più vistoso del grigio metallizzato originale.
Carbonio, Alcantara e tessuto ignifugo
Trasporla su una Carrera GT è stata un’operazione tutt’altro che scontata: le proporzioni, le superfici e le geometrie della supercar moderna non hanno nulla in comune con il prototipo degli Anni Settanta. Si è partiti da schizzi e rendering, passando ad una verifica con nastri applicati direttamente sulla carrozzeria per finire con le mascherature definitive e la verniciatura a mano in Guards Red e bianco. Il tutto protetto da una pellicola trasparente: perché questa Carrera GT non è destinata a un museo, ma alle strade di Porto Rico. All’interno è ancora un tripudio di rosso, con l’Alcantara che riveste plancia, pannelli porta, volante, console centrale e persino il vano bagagli anteriore e il set valigie. Il carbonio opaco – presente in abbondanza sulla carrozzeria – ritorna su sedili, bocchette e strumentazione, mentre per sedute e poggiatesta è stato scelto il tessuto ignifugo FIA già visto sulla 918 Spyder, richiamo diretto alla 917. Il risultato è un’auto unica, ma perfettamente coerente con il DNA del marchio e, dopo vent’anni dalla sua nascita, la Carrera GT di Victor Gómez traccia un ponte ideale tra Le Mans 1970 e il presente, costruito con la stessa cura con cui Porsche ha sempre trasformato la passione in meccanica.


